Professionisti bambini
di Luigi Bianchi | Postato in sport
Nell’ultimo week end, a Indianapolis, durante una gara monomarca di contorno, è morto Peter Lenz, un ragazzo di 13 anni. Non so un granchè della dinamiche che hanno portato a questo triste episodio che, però, mi riporta alla questione dell’età minima che devono avere i piloti per partecipare ai diversi campionati. In particolare, quando si tratta di competizioni dedicate ai professionisti credo che l’età minima andrebbe alzata ai classici 18 anni della maggiore età mentre, per esempio, l’attuale Mondiale delle 125 prevede di poter partecipare a soli 16 anni ma, sino allo scorso anno, ne bastavano 15. E addirittura, per gare non mondiali ma già di una certa importanza, il limite è a 12! Insomma, vanno benissimo i campionati promozionali sin dalla più tenera infanzia - dalle minimoto alle 125, da strada e fuoristrada - purchè intesi come attività sportiva pura, oppure come esperienza propedeutica per passare poi alle competizioni vere e proprie.
Non va bene, invece, che durante l’età scolare un ragazzo venga strappato dal suo processo educativo normale - oltre che dal suo sistema di relazioni - per essere inserito in un contesto non certo adatto a un minorenne, dove servono maturità e capacità di muoversi tra business esasperato, pressioni degli sponsor e dei media, ansia di prestazioni e - aggiungiamo - qualche volta anche situazioni da “paese dei balocchi”, soprattutto per chi riesce a salire sul podio.
La tendenza ad abbassare l’età per accedere all’attività agonistica professionale è un po’ una caratteristica dei tempi attuali mentre - ricordo - all’epoca della mia adolescenza si accedeva a 16 anni alla categoria “Cadetti ” (60cc), poi si passava alla Junior (125-175 e 250, minimo 18 anni) e, se si ottenevano risultati, si poteva poi sperare di passare Senior (quasi sempre oltre i 20 anni) per poter partecipare ai campionati delle massime categorie nazionali e mondiali. Forse era un criterio eccessivamente severo e l’iter esageratamente lungo, ma credo anche che l’adolescenza sia un periodo formativo troppo importante per sfruttarne le caratteristiche connaturate di leggerezza, agilità, riflessi e positiva incoscienza ai fini della ricerca della vittoria a tutti i costi, per motivi sportivi ma, spesso, anche di business e di spettacolo!
8 Commenti »
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di igifazer | 1 Settembre 2010 h. 11:11
Ma che businnes,spettacolo e risultati ad ogni costo!!! I bambini devono fare i bambini.Non possimo giocarceli cosi per il divertimento di noi grandi.Sono molto arrabbiato!!!
di pamba0405 | 1 Settembre 2010 h. 11:32
caro Direttore, queste considerazioni le lasci fare ai giornalisti che cercano gloria sui quotidiani. da una testata motoristica mi aspetto commenti diversi. sappiamo bene che ciò che è successo è stata una fatalità, cadere nel warm-up, essere investiti e morire in pista, non mi sembra che succeda tutti i giorni. sappiamo anche che la pista è di gran lunga più sicura delle strade e le statistiche lo confermano e che gli sport qualsiasi essi siano, per affrontarli a livello agonistico, devono essere intrapresi da piccoli e non per creare per forza campioni ma per un discorso di sicurezza, per abituare il proprio fisico alla naturalezza dei movimenti, alle reazioni, ai riflessi e alle sollecitazioni. sono maestro di sci e vedo tanti incidenti, anche gravi, fra ventenni e trentenni che hanno cominciato a sciare “tardi” e non hanno la sensibilità di reagire ad un pericolo imminente o semplicemente su come affrontare una discesa. la moto, lo sci, i tuffi, il rugby e mille altri sport, hanno ogniuno la propria dose di rischio. se obblighiamo i ragazzi a cominciare questi sport a 20 anni, è meglio abolirli, perchè allora si che piangeremmo tutti i giorni incidenti gravi.
se vogliamo discutere se un ragazzino di 13 anni avesse dovuto guidare una minimoto, una 125 o una moriwaki 250 (che fra l’altro è meno potente di una 125 gp),possiamo farlo ma è una discussione che lascia il tempo che trova. queste cose in pista succedono raramente ma quando succedono non hanno età o cilindrata!
di blackhornet79 | 1 Settembre 2010 h. 12:51
Direttore, penso che quello che sia successo a questo ragazzo sia tremendo come lo e’ qualsiasi morte a quella eta’. Ora il problema reale e’ sempre il solito: bisogna che qualcuno muoia x svegliarsi e soprattutto che muoia a Indianapolis? Parliamoci chiaro, se non fosse successo li nessuno avrebbe sollevato il problema! Per quanto riguarda i regolamenti x correre il nodo della questione e’ soprattutto legato al fatto che nelle corse sono i soldi a comandare e se non riesci ad arrivare ad una certa eta’ a determinati traguardi sei fuori dal giro, quindi bisognerebbe creare categorie e scuole x farli crescere in tranquillita’ senza preoccupazioni. Il marcio sta nel sistema non nell’eta’. Voglio vedere se qualche manager si abbassera’ i profitti x far maturare qualche ragazzo un paio di anni in piu’. Lei sa come lo sono io che non succedera’. Quindi questa storia cadra’ nel dimenticatoio non appena si sarano spenti i riflettori di tv e giornali, farcita da ipocrisia e falsi moralismi di cui personalmente sono nauseato.
di s.doneda | 1 Settembre 2010 h. 15:40
La responsabilità educativa è sempre degli adulti. Frase banale ma, rimanendo all’esempio dello sci di pamba0405, tutti consigliano l’inizio di tale sport a 6 anni però scuole di sci senza scrupoli per soldi, assecondano genitori che pur di creare campioncini in erba iscrivono bambini di 3 anni: a sei anni sono già su piste che non hanno protezioni studiate appositamente per proteggere i piccoli.
Se ciò avviene anche nel motociclismo senza che vi sia un controllo mirato sulle protezioni aggiuntive per proteggere gli adolescenti è un problema che coivolge le federazioni, uniche vere garanti del rispetto di regole e sicurezza.
Altrimenti resta solo e sempre una questione di soldi…
Un abbaglio!
Ciao Stefano
di a115s0510 | 1 Settembre 2010 h. 16:40
Concordo con quanto scritto da pamba0405.
Saluti
Alex
di pamba0405 | 1 Settembre 2010 h. 23:19
vorrei rispondere a chi mi ha nominato solo per precisare che lo sci, molto simile alla moto e a tanti altri sport, lo si può cominciare tranquillamente prima dei 6 anni, per giocare e prendere confidenza con la neve. all’età di 6 anni invece, si comincia ad insegnare lo sci vero. il perchè è molto semplice. a quell’età si comincia ad andare a scuola e solo a quell’età si comincia ad assimilare i concetti dell’insegnamento. questo non significa che non si possa cominciare prima ma quando si è più piccoli di 6/7 anni, lo sport e la vita stessa dovrebbero essere niente di più di un gioco. per contro, mi è capitato più volte di avere bimbi molto piccoli, incuriositi a provare perchè già il fratellino più grande prendeva lezioni o semplicemente per lasciare ai genitori due ore di libertà e non per manie di grandezza. beh, è dura tenere bimbi nei kinder garden, se dopo un paio d’ore di “gioco” sono in grado di scendere da soli sui “campetti” da sci e risalire con manovie o ski-lift! la moto è esattamente la stessa cosa. se fai salire un bimbo di 4/5 anni su una minimoto, dopo mezz’ora fa il giro completo della pista strusciando a terra il ginocchio e a 13 anni, ha 8 anni di esperienza di motociclismo! se non diventerà un campione, si sarà divertito come un pazzo, se diventerà un campione sarà normale aver cominciato a correre a 6 anni, se morirà a 13 anni, i genitori saranno dei delinquenti con la fame di soldi e successo! troppo facile sparare sentenze!!!
di ceccorapo | 2 Settembre 2010 h. 14:03
Indubbiamente una grande tristezza mi ha preso quando ho sentito della morte di questo sfortunato bambino pilota.La legge ci dice che a 14 anni possiamo regalare ai figli il motorino,lo sport delle moto ci insegna che se vogliamo andare veloci dobbiamo farlo in pista,con l’abbigliamento adatto.Ma in entrambe le situazioni,nessuno di noi potrà mai sapere quale sarà la cosa giusta da fare.Certo,un 13enne è morto investito da un 12enne nel giro di allineamento prima di una gara.Forse era troppo presto per entrambi,in un circuito vero.Mi auguro soltanto sia stata e sia una passione che appartiene solo a loro.Mi spiace tantissimo piccolo pilota.Le tue immagini in video saranno un ricordo per i tuoi,la loro gioia e la loro lacerante sofferenza.Mettiamo saggezza in quello che facciamo,non abbiamo altre armi,nell’arena della vita.
di s.doneda | 2 Settembre 2010 h. 14:31
Resta il fatto che i test sui materiali di sicurezza e sulle piste (anche di sci) non sono fatti per tutti! Pertanto alle Federazioni sportive il compito di controllare i comportamenti non conformi.
Per il resto non volevo contraddire quanto correttamente affermato da pamba0405.
Un lampeggio a doppie frecce.
Ciao Stefano