Professionisti bambini

Nell’ultimo week end, a Indianapolis, durante una gara monomarca di contorno, è morto Peter Lenz, un ragazzo di 13 anni. Non so un granchè della dinamiche che hanno portato a questo triste episodio che, però, mi riporta alla questione dell’età minima che devono avere i piloti per partecipare ai diversi campionati. In particolare, quando si tratta di competizioni dedicate ai professionisti credo che l’età minima andrebbe alzata ai classici 18 anni della maggiore età mentre, per esempio, l’attuale Mondiale delle 125 prevede di poter partecipare a soli 16 anni ma, sino allo scorso anno, ne bastavano 15. E addirittura, per gare non mondiali ma già di una certa importanza, il limite è a 12! Insomma, vanno benissimo i campionati promozionali sin dalla più tenera infanzia - dalle minimoto alle 125, da strada e fuoristrada - purchè intesi come attività sportiva pura, oppure come esperienza propedeutica per passare poi alle competizioni vere e proprie.
Non va bene, invece, che durante l’età scolare un ragazzo venga strappato dal suo processo educativo normale - oltre che dal suo sistema di relazioni - per essere inserito in un contesto non certo adatto a un minorenne, dove servono maturità e capacità di muoversi tra business esasperato, pressioni degli sponsor e dei media, ansia di prestazioni e - aggiungiamo - qualche volta anche situazioni da “paese dei balocchi”, soprattutto per chi riesce a salire  sul podio.
La tendenza ad abbassare l’età per accedere all’attività agonistica professionale è un po’ una caratteristica dei tempi attuali mentre - ricordo - all’epoca della mia adolescenza si accedeva a 16 anni alla categoria “Cadetti ” (60cc), poi si passava alla Junior (125-175 e 250, minimo 18 anni) e, se si ottenevano risultati, si poteva poi sperare di passare Senior (quasi sempre oltre i 20 anni) per poter partecipare ai campionati delle massime categorie nazionali e mondiali. Forse era un criterio eccessivamente severo e l’iter esageratamente lungo, ma credo anche che l’adolescenza sia un periodo formativo troppo importante per sfruttarne le caratteristiche connaturate di leggerezza, agilità, riflessi e positiva incoscienza ai fini della ricerca della vittoria a tutti i costi, per motivi sportivi ma, spesso, anche di business e di spettacolo!

 

 

 


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8 Commenti »

  1. di igifazer | 1 Settembre 2010 h. 11:11


    Ma che businnes,spettacolo e risultati ad ogni costo!!! I bambini devono fare i bambini.Non possimo giocarceli cosi per il divertimento di noi grandi.Sono molto arrabbiato!!!

  2. di pamba0405 | 1 Settembre 2010 h. 11:32


    caro Direttore, queste considerazioni le lasci fare ai giornalisti che cercano gloria sui quotidiani. da una testata motoristica mi aspetto commenti diversi. sappiamo bene che ciò che è successo è stata una fatalità, cadere nel warm-up, essere investiti e morire in pista, non mi sembra che succeda tutti i giorni. sappiamo anche che la pista è di gran lunga più sicura delle strade e le statistiche lo confermano e che gli sport qualsiasi essi siano, per affrontarli a livello agonistico, devono essere intrapresi da piccoli e non per creare per forza campioni ma per un discorso di sicurezza, per abituare il proprio fisico alla naturalezza dei movimenti, alle reazioni, ai riflessi e alle sollecitazioni. sono maestro di sci e vedo tanti incidenti, anche gravi, fra ventenni e trentenni che hanno cominciato a sciare “tardi” e non hanno la sensibilità di reagire ad un pericolo imminente o semplicemente su come affrontare una discesa. la moto, lo sci, i tuffi, il rugby e mille altri sport, hanno ogniuno la propria dose di rischio. se obblighiamo i ragazzi a cominciare questi sport a 20 anni, è meglio abolirli, perchè allora si che piangeremmo tutti i giorni incidenti gravi.
    se vogliamo discutere se un ragazzino di 13 anni avesse dovuto guidare una minimoto, una 125 o una moriwaki 250 (che fra l’altro è meno potente di una 125 gp),possiamo farlo ma è una discussione che lascia il tempo che trova. queste cose in pista succedono raramente ma quando succedono non hanno età o cilindrata!

  3. di blackhornet79 | 1 Settembre 2010 h. 12:51


    Direttore, penso che quello che sia successo a questo ragazzo sia tremendo come lo e’ qualsiasi morte a quella eta’. Ora il problema reale e’ sempre il solito: bisogna che qualcuno muoia x svegliarsi e soprattutto che muoia a Indianapolis? Parliamoci chiaro, se non fosse successo li nessuno avrebbe sollevato il problema! Per quanto riguarda i regolamenti x correre il nodo della questione e’ soprattutto legato al fatto che nelle corse sono i soldi a comandare e se non riesci ad arrivare ad una certa eta’ a determinati traguardi sei fuori dal giro, quindi bisognerebbe creare categorie e scuole x farli crescere in tranquillita’ senza preoccupazioni. Il marcio sta nel sistema non nell’eta’. Voglio vedere se qualche manager si abbassera’ i profitti x far maturare qualche ragazzo un paio di anni in piu’. Lei sa come lo sono io che non succedera’. Quindi questa storia cadra’ nel dimenticatoio non appena si sarano spenti i riflettori di tv e giornali, farcita da ipocrisia e falsi moralismi di cui personalmente sono nauseato.

  4. di s.doneda | 1 Settembre 2010 h. 15:40


    La responsabilità educativa è sempre degli adulti. Frase banale ma, rimanendo all’esempio dello sci di pamba0405, tutti consigliano l’inizio di tale sport a 6 anni però scuole di sci senza scrupoli per soldi, assecondano genitori che pur di creare campioncini in erba iscrivono bambini di 3 anni: a sei anni sono già su piste che non hanno protezioni studiate appositamente per proteggere i piccoli.
    Se ciò avviene anche nel motociclismo senza che vi sia un controllo mirato sulle protezioni aggiuntive per proteggere gli adolescenti è un problema che coivolge le federazioni, uniche vere garanti del rispetto di regole e sicurezza.
    Altrimenti resta solo e sempre una questione di soldi…
    Un abbaglio!
    Ciao Stefano

  5. di a115s0510 | 1 Settembre 2010 h. 16:40


    Concordo con quanto scritto da pamba0405.
    Saluti
    Alex

  6. di pamba0405 | 1 Settembre 2010 h. 23:19


    vorrei rispondere a chi mi ha nominato solo per precisare che lo sci, molto simile alla moto e a tanti altri sport, lo si può cominciare tranquillamente prima dei 6 anni, per giocare e prendere confidenza con la neve. all’età di 6 anni invece, si comincia ad insegnare lo sci vero. il perchè è molto semplice. a quell’età si comincia ad andare a scuola e solo a quell’età si comincia ad assimilare i concetti dell’insegnamento. questo non significa che non si possa cominciare prima ma quando si è più piccoli di 6/7 anni, lo sport e la vita stessa dovrebbero essere niente di più di un gioco. per contro, mi è capitato più volte di avere bimbi molto piccoli, incuriositi a provare perchè già il fratellino più grande prendeva lezioni o semplicemente per lasciare ai genitori due ore di libertà e non per manie di grandezza. beh, è dura tenere bimbi nei kinder garden, se dopo un paio d’ore di “gioco” sono in grado di scendere da soli sui “campetti” da sci e risalire con manovie o ski-lift! la moto è esattamente la stessa cosa. se fai salire un bimbo di 4/5 anni su una minimoto, dopo mezz’ora fa il giro completo della pista strusciando a terra il ginocchio e a 13 anni, ha 8 anni di esperienza di motociclismo! se non diventerà un campione, si sarà divertito come un pazzo, se diventerà un campione sarà normale aver cominciato a correre a 6 anni, se morirà a 13 anni, i genitori saranno dei delinquenti con la fame di soldi e successo! troppo facile sparare sentenze!!!

  7. di ceccorapo | 2 Settembre 2010 h. 14:03


    Indubbiamente una grande tristezza mi ha preso quando ho sentito della morte di questo sfortunato bambino pilota.La legge ci dice che a 14 anni possiamo regalare ai figli il motorino,lo sport delle moto ci insegna che se vogliamo andare veloci dobbiamo farlo in pista,con l’abbigliamento adatto.Ma in entrambe le situazioni,nessuno di noi potrà mai sapere quale sarà la cosa giusta da fare.Certo,un 13enne è morto investito da un 12enne nel giro di allineamento prima di una gara.Forse era troppo presto per entrambi,in un circuito vero.Mi auguro soltanto sia stata e sia una passione che appartiene solo a loro.Mi spiace tantissimo piccolo pilota.Le tue immagini in video saranno un ricordo per i tuoi,la loro gioia e la loro lacerante sofferenza.Mettiamo saggezza in quello che facciamo,non abbiamo altre armi,nell’arena della vita.

  8. di s.doneda | 2 Settembre 2010 h. 14:31


    Resta il fatto che i test sui materiali di sicurezza e sulle piste (anche di sci) non sono fatti per tutti! Pertanto alle Federazioni sportive il compito di controllare i comportamenti non conformi.
    Per il resto non volevo contraddire quanto correttamente affermato da pamba0405.
    Un lampeggio a doppie frecce.
    Ciao Stefano

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Ma il mercato non riparte

Da un po’ di tempo gli indicatori economici rilevano una ripresa della produzione industriale e delle esportazioni ma, per ora, non sembra che questo trend positivo riesca a fermare o, almeno a rallentare, la caduta del mercato delle due ruote. Infatti, lo scorso luglio è stato il sesto mese del 2010 con trend negativo soprattutto per le immatricolazioni, che hanno chiuso con un -31,1%. Infatti, le vendite di veicoli maggiori di 50cc sono state solo 38.214 e, in particolare, hanno perso terreno gli scooter: 27.559 unità, pari a -35%. Le moto con 10.655 pezzi hanno segnato invece un -18,8%. Va però ricordato che il confronto è sempre con il 2009, quando si è potuto contare per tutto l’anno su un incentivo di 500 euro per ciascun veicolo. Per i 50cc, infine, si sono registrati 14.305 pezzi pari al -16.8%. In complesso, da gennaio a luglio 2010 sono stati immatricolati 233.100 veicoli con un calo del -21,2%, quasi 63.000 unità in meno rispetto all’anno scorso. Il comparto scooter con 159.848 vendite ha segnato un -24,6% mentre le moto, con 73.252, unità hanno registrato un -12,9%. Infine il mercato dei 50cc ha evidenziato un progressivo nei 7 mesi di  60.822 vendite, pari al -8,8%.
Nel dettaglio, gli andamenti per cilindrata mostrano una situazione meno negativa per gli scooter tra 300-500cc che, con 61.831 veicoli venduti (-10,4%), sono il segmento preferito dagli utenti. Il decremento è più sensibile per i 125cc, con 47.762 unità immatricolate (-33%), seguono i 150-200cc con 34.148 pezzi (-28,9%) e i 250cc con 14.873 veicoli (-31,9%).
Fra le moto il segmento delle naked subisce la maggior perdita di volumi con 26.056 vendite pari a -27,4%, a seguire le sportive con 8.744 unità (-25,6%). Crescono invece d’importanza le enduro stradali con 18.070 vendite (+2,2%), le custom con 7.642  (+5,5%), le supermotard con 6.424  (+2,3%) e le moto da turismo con 5.257  (+27,1%).
In definitiva per quest’anno il mercato è ormai compromesso: speriamo che  la ripresa in atto e le novità che un po’ tutte le Case presenteranno nel prossimo autunno, dopo un 2009 decisamente attendista, possano creare le basi per un 2011 migliore!

 


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Buona estate: un lampeggio a tutti!

Alla fine di questa settimana, e liberato per le stampe il numero di settembre di Dueruote, la redazione si prende una pausa e tornerà attiva dopo ferragosto. Naturalmente ci siamo organizzati perchè motonline venga comunque aggiornato con news e informazioni, oltre che con le consuete cronache dai campi di gara, da quello del mondiale SBK a Silverstone il primo agosto al GP della Repubblica Ceca, che si correrà a Brno il 15.
Anche questo Blog andrà in ferie e riprenderà mercoledì 18 agosto, giusto in tempo per iniziare a ragionare su cosa accadrà nel prossimo autunno, a partire dalle novità che tutte le Case stanno preparando dopo anni un po’ attendisti a causa della crisi. Vedremo… Intanto ringrazio tutti quelli che nei mesi passati hanno seguito questo blog e hanno contribuito con i loro interventi a rendere vive e interessanti le discussioni che abbiamo imbastito sugli argomenti più diversi. Comunque a tutti, ma proprio a tutti, gli aguri più sentiti miei e della redazione, a chi andrà in ferie, a chi resterà a casa, a chi approfitterà della pausa estiva per realizzare un bel viaggio in moto, a chi si limiterà a raggiungere a piedi o in scooter il gelataio più vicino…
Un lampeggio!


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Industria boom, e le moto?

Leggo sui princpali quotidiani che, nello scorso mese di maggio, il fatturato delle industrie ha segnato un robusto + 8,9% sullo stesso mese del 2009, mentre gli ordini sono cresciuti addirittura del 26,6%. Ancor più in positivo è il dato per i mezzi di trasporto (da 4 ruote in su, purtroppo), un vero boom visto che hanno conquistato un + 60,9%. A spingere verso questi numeri, che sono indici indiscutibili di una ripresa, sono stati in parte il deprezzamento dell’euro sul dollaro ma, anche, la crescita di buona parte dell’economia internazionale. Si tratta di segnali nel segno dell’ottimismo, anche se non sappiamo se e quando inizieranno ad avere effetto sulla nostra industria delle due ruote e, soprattutto, quando questa ripresa inizierà ad incidere positivamente sul tasso di occupazione e sul potere d’acquisto dei nostri concittadini. Infatti, sono queste le condizioni indispensabili per rimettere in circolo le risorse economiche e l’atteggiamento di fiducia che servono per rilanciare anche le immatricolazioni di moto e scooter.  Ma, se questo ciclo virtuoso continuerà e si consoliderà, prima o poi i suoi effetti coinvolgeranno anche i  nostri comparti industriali. Certo, l’effetto positivo sarà più forte o più debole a seconda se ci faremo trovare preparati o impreparati a sfruttare questa ripresa. In questo senso, sarebbe molto utile sfruttare il tempo a disposizione per sistemare un po’ di faccende di casa nostra rimaste in sospeso, puntando soprattutto, vista l’attuale penuria di risorse per gli investimenti, su quelle riforme che non costerebbero nulla alle esauste casse dello Stato ma che sarebbero davvero utili. Mi riferisco, per esempio, al controllo delle tariffe autostradali, del prezzo delle assicurazioni e dei carburanti, a norme del Codice della Strada che vadano davvero ad aumentare la sicurezza sulle strade, all’educazione nelle scuole per avere utenti più preparati, al favorire le scuole di guida sicura per patentati e neopatentati. Insomma, le cose che si possono fare subito ci sono: speriamo che si trovi anche la volontà di realizzarle!

 


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Strani mix tra passato e presente

Ragiono sulle nuove tendenze che vedo nelle scelte degli utenti. Molti sono ormai in fuga dai modelli troppo prestazionali, specialistici e costosi,  e  cercano o si orientano su moto più semplici e versatili, meno impegnative nella guida, economiche nell’acquisto e nella gestione. Il problema, come accade da tempo, è che questa tipologia di modelli di solito è piuttosto scarsa di appeal, in quanto il marketing degli ultimi decenni ci ha inculcato come principale ritornello di vendita il binomio prestazioni estreme = fascino. Ed è un problema non da poco, visto che le moto rappresentano comunque un acquisto di tipo voluttuario e, di conseguenza, per battersi sul mercato con tutte le alternative oggi disponibili non basta essere oggetti tutta razionalità e ragionevolezza! Però, a guardar bene, esiste il caso di una Casa, e tra le più fascinose in assoluto, che con le prestazioni estreme non ha proprio nulla a che fare. E’ l’Harley-Davidson, forse il marchio tecnicamente più conservatore e “antico”,  con quei suoi bicilindriconi che ricordano tanto i motori radiali degli aerei anteguerra. Infatti, nessuno, ma proprio nessuno, si aspetta una guida sportiva dal pilota di un’H-D che, di conseguenza, può trotterellare alla velocità che più gli aggrada senza che qualcuno pensi di aver di fronte un imbranato irrecuperabile. Provate invece a immaginare lo stesso stile di guida riferito al pilota di una naked a 4 cilindri con 100 cavalli minimo abbinati a una linea stile astronave di Mazinga:  se non è più che veloce e aggressivo, una scarica di sguardi di commiserazione non glie li toglie nessuno! Ma il ragionamento non riguarda solo le grosse custom e cruiser (più tutti i loro cloni made in Japan): nel caso di H-D riguarda invece tutta la gamma, comprese le varie Sportster 883 e 1200 che, in teoria, qualche velleità sportiva potrebbero offrirla, come in effetti accadeva con le versioni proposte da Buell. Fuori dalla casa di Milwaukee, invece,  l’unica altra motocicletta che, forse, ha fascino senza aver pretese sportive è la Triumph Bonneville ma, con quest’ultima, credo di aver terminato tutti gli esempi possibili. Aggiungo a supporto della mia tesi che, guarda caso, la novità 2011 di Ducati non sarà una sportiva estrema, ma una cruiser in stile Yamaha V-Max, aggressiva nello stile ma, nella sostanza, in grado al massimo di sparare qualche ripresone ai semafori.  Insomma, come spesso accade è il passato che riesce a indicarci qualche strada per il futuro e, se l’esempio che ho proposto è centrato, come pensate che dovrebbero o potrebbero essere  le novità che le Case proporranno nel prossimo autunno?


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Io penso positivo…

Da tempo su questo blog ragioniamo insieme della crisi di mercato delle due ruote, delle sue cause, dei possibili rimedi. Devo dire che, sino ad oggi, il tono della discussione è sempre stato di taglio pessimistico, e non avrebbe potuto andare diversamente visto il quadro generale… Per una volta, però, voglio cercare di individuare tutti i segnali, piccoli e grandi, che possono farci intravvedere un futuro un po’ più roseo, nella speranza che questi casi singoli possano fungere da catalizzatore per favorire l’inizio di un ciclo più virtuoso. Inizio l’elenco citando esempi così come mi vengono in mente, senza alcuna pretesa di presentarli in modo ordinato e organico. Inizio con la A di Aprilia, che sta dominando un combattutissimo campionato mondiale Superbike e chissà che, finalmente, riesca a tradurre le sue vittorie in pista in una posizione più solida sul mercato dei prodotti di serie! Poi Honda e Yamaha che hanno annunciato il loro ritorno al Salone di Milano del prossimo novembre. In particolare, Honda ha ufficialmente dichiarato che concentrerà nella manifestazione italiana tutti i suoi sforzi per un rilancio, presentando numerosi modelli completamente nuovi - sia in campo scooter sia in campo moto - tra cui almeno una novità concettualmente del tutto fuori dai filoni conosciuti oggi. E l’annuncio che arriveranno nuove tipologie di veicoli arriva anche da Kawasaki, anche se per ora non sappiamo essolutamente di che si tratti. Certo è che queste informazioni chiariscono come nei centri di ricerca e sviluppo giapponesi si stiano impegnando per uscire dall’attuale impasse causato dalla crisi delle sportive e delle nakled “low cost” che costituivano l’asse portante della loro produzione. Sempre in tema di produzione di serie sono recentemente stato a Monaco a vedere la nuova BMW K 1600, un  modello che condensa un concentrato di tecnologia e di ricerca come non vedevo da tempo. Sarà necessariamente, almeno per il nostro mercato, un modello di nicchia ma, quello che importa,  sono il desiderio e la capacità di investire anche in un periodo così difficile. Poi, anche se so che qui i pareri sono molto discordi, apprezzo il tentativo della Dorna di trovare nuove strade, salvando budget e spettacolo, per le classi che corrono nel campionato MotoGP. La Moto2 con motore 600 derivato di serie per ora è un successo, si sta pensando di seguire la stessa strada per la 125 utilizzando dei mono derivati da quelli utilizzati nel cross, sono ormai in arrivo i motori 1.000 con monoblocco “stock” da affiancare ai prototipi 800. Certo, questa evoluzione crea difficili problemi di sovrapposizione e di convivenza col campionato Superbike specificamente dedicato alle derivater di serie - e la rinuncia ai prototipi puri dispiace - ma il tentativo merita di essere seguito con attenzione. Infine, nel mio cuore di vecchio ducatista, sogno una moto rosso fuoco con sopra Valentino per andare a sfidare tutto il mondo, i mostri sacri che già ci sono e quelli che forse (BMW, Aprilia?) arriveranno… e le belle sfide rappresentano sempre una benefica sferzata di energia, che poi dallo sport va a riflettersi su tutto il nostro mondo. Questi sono i segnali positivi che, al momento, mi vengono in mente ma, chi ne conoscesse altri, ce li faccia conoscere. Chissà che in questo modo non riusciamo a intravvedere la bozza di un futuro diverso e migliore!


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Mercato: giugno ancora in rosso

I numeri dell’immatricolato di giugno per le moto indicano ancora un calo di circa il 20% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Numeri davvero negativi, quindi, che non fanno sperare ad una ripresa in tempi brevi, ripresa che consenta di recuperare da qui a dicembre almeno meno una parte del deficit accumulato nel primo semestre del 2010.
Il calo però non è generalizzato e piatto per tutte le Case, al contrario si stanno evidenziando delle dinamiche nuove che fanno presupporre un cambio addirittura strutturale del nostro mercato. Leggendo i numeri, infatti, salta all’occhio l’andamento delle immatricolazioni di BMW, in totale controtendenza sia come numeri assoluti e sia come percentuale di mercato al punto che, ormai, nelle medie-grosse cilindrate è diventata leader scalzando dal podio le Case giapponesi - Honda e Yamaha in testa - fatto  sino a poco tempo fa considerato addirittura impensabile. L’altra Casa che, seppur di poco, mantiene numeri in positivo è Harley-Davidson mentre reggono bene, con perdite contenute, Ducati e Triumph. Il crollo davvero verticale è quindi soprattutto quello delle GIapponesi, in deficit di immagine perché il loro fiore all’occhiello - le hypersport - sono in netta crisi mentre nelle naked, dove “facevano i numeri”, i prezzi al pubblico competitivi non riescono a supplire a un’evidente carenza di idee e di innovazione.
E questa è la seconda particolarità del mercato come si sta ristrutturando oggi: a reggere meglio sono infatti le Case posizionate nel segmento “premium” e, di conseguenza, con listini al pubblico piuttosto salati, mentre la rincorsa a prezzi sempre più bassi non sembra dare più i risultati di una volta. Forse, ma è solo un’ipotesi, la fascia bassa del mercato attualmente è coperta dalla sovrabbondanza di offerte disponibili sul mercato dell’usato, alimentato dalle ricche immatricolazioni degli anni scorsi, dove si possono trovare modelli attuali e seminuovi a prezzi adatti a tutte le tasche. Resta il fatto che i numeri di oggi corrispondono più o meno a quelli del 1998, dodici anni orsono e, se non si troverà il modo di invertire la tendenza anche con iniziative shock, il timore è che possiamo essere condannati al declino ancora per molto tempo.  E non bisogna neppure cadere nell’equivoco consolatorio che il mercato va male ovunque e, di conseguenza, mal comune mezzo gaudio… infatti l’Italia, anche in questo settore, continua a perdere posizioni ed è appena stata superata da Francia e Germania. Insomma, è tempo di iniziare un’analisi approfondita di quanto sta succedendo e di arrivare a decisioni che possano fermare questo declino, prima che si trasformi in una discesa non più contrastabile!


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Proprio come piace a noi

La scorsa settimana abbiamo pubblicato su motonline il resoconto di un viaggio di due lettori . Sin qui nulla di strano, se non il fatto che si tratta di una coppia di età davvero inconsueta - lui 82 anni, lei è una signora e quindi l’età non si dice… -  che ci ha descritto la loro impresa con una precisione, una ricchezza di dettagli ma - soprattutto - con una freschezza e un entusiasmo che ci hanno davvero colpito. Ma non hanno impressionato solo noi, visto che a commento dell’articolo ci sono stati oltre 100 interventi di complimenti, felicitazioni, ringraziamento per aver dimostrato che un utilizzo sano e divertente delle due ruote è possibile anche a prescindere da cosa recita la carta d’identità … Insomma, Francesco Rocca e la sua compagna Resi hanno inforcato la loro Ducati Monster e si sono girati Sardegna, Corsica, Provenza e Costa Azzurra, dormendo in tenda nel sacco a pelo, come se per loro l’ultimo mezzo secolo non fosse assolutamente passato! Rispetto ad un analogo viaggio realizzato e ricordato dalla stessa coppia - sempre in Sardegna ma molti anni orsono - sono cambiati solo il modello della Ducati (la prima era una monocilindrica, mi immagino quindi una 175-250 stradale, oppure una Scrambler, entrambe dei mitici anni a cavallo del decennio 60′-70′) e si è aggiunta la tenda che, nel primo viaggio, neppure era stata prevista. Ma lo spirito è evidentemente rimasto lo stesso, e nemmeno una scivolata su un tornante è riuscito a scalfirlo! Il bello è che leggere di questi viaggio ha scosso dal torpore, dalla pigrizia e anche dalla paura dell’età che avanza un bel po’ di nostri lettori che, guardando allo specchio i loro capelli grigi, stavano mestamente meditando di appendere il casco al chiodo. Ma hanno ragione Francesco e Resi: usate con calma e saggezza le due ruote possono rimanere una compagna meravigliosa anche nella terza età, e consentire di continuare a vivere con quello stile libero, simpaticamente anche un po’ anarchico e gaglioffo, che tutti i motociclisti si portano appresso. Insomma, come ci hanno insegnato questi due amici, dimentichiamo gli anni che passano, non perdiamo la capacità di sognare, di viaggiare e in definitiva - anche con l’aiuto di due ruote e un motore - di rimanere con il nostro cervello e tutti i sensi ben vivi!


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Qualche riflessione su Eicma Cina

Pubblicato su motonline il dovuto reportage relativo a questa prima edizione di Eicma Cina, sottopongo al vaglio  di questo blog qualche considerazione più personale, a ruota libera. La prima è che la paura quasi sempre nasce dalla mancanza di conoscenza, come dire che lo spauracchio dei Cinesi cambia - e di molto - una volta che si va a casa loro e li si incontra di persona. Infatti, Eicma Cina mi ha fatto capire dove la loro concorrenza può essere davvero pericolosa ma anche dove - per ora - non è il caso di preoccuparsi, così come mi ha fatto intuire potenzialità utili che si possono aprire per le nostre industrie o, al contrario, mi ha fatto intravvedere fattori di rischio che prima non avevo considerato.
Mi spiego con alcuni esempi: escluso il segmento degli scooter più economici, non credo che nel prossimo futuro assisteremo a un’invasione in Europa di due ruote made in China, perchè il nostro mercato per loro è troppo piccolo e non sono interessati a combattere per delle nicchie di prodotto dove, culturalmente e per mentalità, farebbero una gran fatica a realizzare veicoli in sintonia con i nostri gusti. Semmai, se liberalizzeranno nel loro paese l’uso delle medie cilindrate e se da noi continuerà la tendenza a ricercare moto meno prestazionali ma più versatili ed economiche, potrebbero arrivare sul nostro mercato delle cilindrate medio-piccola a tecnologia Giapponese e di prezzo competitivo. Ma agli occidentali e agli Italiani in particolare rimarrà tutto il segmento premium, dove il nostro design, la nostra capacità di creare sogni su due ruote e l’immagine che accompagna il made in Italy potrebbero soddisfare le esigenze della loro nuova borghesia che vuole emanciparsi e distinguersi dal mondo delle due ruote utilitarie. E ricordiamoci che il segmento premium, in Cina, dal punto dei vista dei numeri potrebbe essere ben maggiore del totale del nostro attuale mercato; e questo, per esempio, lo ha ben capito Ducati che, per prima, ha aperto una sua filiale a Shangai. Diverso è il caso della componentistica e di parte dell’abbigliamento (tipicamente i caschi) dove non credo che le nostre industrie potranno rimanere competitive sotto l’aspetto dei costi e delle tecnologie che, a livello dei prodotti di massa, sono ormai alla portata di chiunque. In questo caso la soluzione può essere solo quella di mantenere in Italia progettazione, finanza, marketing e commercializzazione, lasciando in far east la produzione a esclusione - forse - di alcune linee di fascia alta. Questo, per esempio, è quanto accade nell’elettronica di consumo con Apple che, da anni, fa realizzare in Cina tutti i suoi prodotti, fatto che non le impedisce di essere una delle società più prospere a livello mondiale. Va invece considerato un aspetto che spesso si trascura, ovvero che i Cinesi stanno investendo moltissimo nell’hi-tech e che, per tornare ai nostri temi, sono molto avanti nelle tecnologie per la trazione elettrica, a partire dalle batterie con tecnologia al Litio dove hanno quasi un monopolio.
In più biciclette a pedalata assistita e scooter a trazione elettrica da loro sono già molto diffusi e, di conseguenza, hanno le motivazioni, i numeri e le risorse per investire su questo settore dalle grandi potenzialità ma da noi ancora sostanzialmente inesistente.
Ma se la trazione elettrica in futuro si imporrà anche in occidente, per esigenze legate al contenimento delle immissioni e favorita dall’arrivo di batterie di nuova generazione 4 o 5 volte più capaci delle attuali e ricaricabili in pochi minuti, il gap di esperienza e di tecnologia per le nostre industrie potrebbe essere fatale. Insomma, per essere competitivi nel mondo globalizzato credo che dovremo puntare più sul
know-how intellettuale accumulato in questi anni e sulla ricerca che sulla nostra capacità manifatturiera nei prodotti di fascia medio-bassa, riservandoci le produzioni più sofisticate dove contano maggiormente la disponibilità di artigiani e manodopera qualificata che i bassi salari o l’assenza di regole e tutele.

 


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Che cosa raccontano i lettori

Tutti gli ultimi blog che ho proposto sul tema del mercato, dei prodotti e della crisi economica in generale, hanno provocato una valanga di interventi che finivano quasi sempre a trattare gli stessi temi.
Il primo è quello del calo del potere d’acquisto, causato dalla crisi occupazionale ma - anche per la maggioranza che il lavoro lo ha conservato - eroso non tanto dalla tassazione diretta quanto dal continuo aumento di bollette, tariffe, polizze, energia elettrica e benzina, costi in genere, da quelli per tenere i conti correnti alle tasse di iscrizioni scolastiche per i figli. A queste difficoltà contingenti e oggettive si unisce l’insicurezza per il futuro, che appare incerto e denso di incognite, così che anche le risorse economiche disponibili si preferisce conservarle piuttosto che azzardare qualche spesa che non sia più che indispensabile. La colpa della situazione è attribuita in gran parte alla nostra classe politica, non tanto perchè sia lei all’origine della crisi, quanto perchè ritenuta incapace di reagire in modo rapido ed efficace e per la pessima immagine che spesso offre di se, tra privilegi intoccabili e episodi ricorrenti di malcostume. Subito alle spalle dei politici, in termini di colpevolizzazione, vengono poi gli industriali, accusati in molti casi di pensare unicamente al loro tornaconto e di essere privi di qualsiasi senso di responsabilità verso il Paese, come dimostrerebbero certe forme di delocalizzazione selvaggia, motivate non tanto da necessità di tipo industriale quanto da intenti prevalentemente speculativi.
A questo punto si passa alla crisi del mercato moto e tutti enunciano i motivi per cui - per ora - non comperano nulla, non cambiano il modello già posseduto o, addirittura, a questo punto lo vogliono vendere. Il fatto è che le due ruote sono considerate non solo un mezzo di trasporto efficiente ma, soprattutto per quanto riguarda le moto, un mezzo ludico.
Di conseguenza, se il costo di acquisto e di mantenimento crea difficoltà economiche o, in aggiunta, ci si sente come limoni da spremere da parte di assicurazioni, petrolieri e gestori autostradali, la bilancia tra piacere e sacrifici pende dalla parte di questi ultimi e il sistema “salta”. A questo punto nascono molte critiche anche riguardo alle scelte di marketing delle Case, accusate di puntare soprattutto su top di gamma costosissimi e che a loro garantiscono ottimi margini, invece di proporre modelli più adatti al momento in cui viviamo, meno prestazionali ma anche meno impegnativi sotto l’aspetto dei costi. 
Il sospetto espresso, è che alcuni produttori vogliano progressivamente lasciar perdere la fascia media del mercato per puntare su un target di ricchi che non sono toccati dalla crisi.
Naturalmente si tratta di opinioni personali che si possono o meno condividere ma, analizzate nel loro complesso, se ne ricava l’elenco dei principali motivi di disagio - con relative cause - espressi dai nostri lettori e che trovate in queste righe. Insomma, in questo momento il barometro degli umori di utenti e appassionati è decisamente puntato sul brutto tempo: vedremo se nelle prossime settimane si potrà intravvedere qualche segnale che faccia presagire il ritorno del sole!


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